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Il Presidente Nicolardi: “Regole vecchie di 16 anni per un mondo cambiato. La politica intervenga subito o la sicurezza privata è al collasso.”
Abbiamo assistito a numerosi assalti al portavalori in poche settimane e per fortuna non ci è scappato il morto. Non è un bollettino di guerra, ma la cronaca di quanto sta accadendo sulle strade italiane ai danni dei lavoratori della sicurezza privata. L’Associazione Nazionale Vigilanza e Sicurezza Privata (ANVISP) esprime la massima solidarietà ai colleghi coinvolti e lancia un allarme che non può più essere ignorato: il settore è sotto attacco e gli strumenti per difendersi sono obsoleti.
La sequenza ravvicinata di questi episodi criminali, condotti con tecniche sempre più aggressive e paramilitari, mette a nudo una verità scomoda: il sistema attuale non regge più.
“Siamo di fronte a un’emergenza che richiede un cambiamento radicale, non palliativi,” dichiara Pasquale Nicolardi, Presidente di ANVISP. “Non possiamo più accettare che le nostre guardie giurate rischino la vita quotidianamente basandosi su normative scritte per un mondo che non esiste più. Il riferimento normativo principale, il Decreto Ministeriale, ha ormai 16 anni. Nel frattempo, il mondo è cambiato, la criminalità si è evoluta e le esigenze di sicurezza post-Covid sono completamente diverse da quelle di un decennio fa.”
ANVISP sottolinea come il settore della vigilanza sia rimasto “congelato” nel tempo mentre tutto intorno cambiava. Le procedure, le dotazioni e i regolamenti sono fermi, mentre chi assalta i furgoni si è organizzato con mezzi e strategie sempre più sofisticati.
“La politica deve smettere di girarsi dall’altra parte,” incalza Nicolardi. “Non servono pacche sulle spalle dopo che il fatto è accaduto. Serve rimettere mano al settore con coraggio. Serve aggiornare il Decreto Ministeriale, adeguare la formazione e fornire tutele reali ai lavoratori. Se lo stato affida alla sicurezza privata compiti sempre più delicati e sensibili, deve anche garantire che ci siano le condizioni per svolgerli senza trasformare ogni turno di lavoro in una roulette russa.”
L’Associazione chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto serio con le istituzioni. È necessario riscrivere le regole del gioco adesso, prima che la cronaca ci costringa a commentare tragedie irreparabili.